VIE del Gusto

Teste e lische, caro Napoleone è la nuova sfida narrativa di Paolo Ciolli, chef affermato e autore di numerosi libri di cucina, tra cui Habemus Pappam, finalista al Premio Bancarella del 2012. In occasione delle celebrazioni napoleoniche di quest’anno, Ciolli pubblica un romanzo storico costruito intorno alla figura del grande imperatore ma dal taglio tutt’altro che celebrativo. Come Sancho Panza segue Don Quijote nelle sue folli avventure cavalleresche, assecondandone, non senza una certa compassione, il carattere burbero e visionario, anche Ciolli accompagna Napoleone nella storia europea del diciannovesimo secolo, assolvendo non tanto alla funzione di scudiero quanto piuttosto a quella di consigliere e di gastronomo.

Il romanzo è la ricostruzione di un declino, del crollo di una figura che se da un lato ha alimentato un mito, dall’altro ha seminato una scia di sangue che la storia non può non condannare. Napoleone, punzecchiato e schernito dall’irriverente livornese – dal nome Paolo, o Paul alla francese – svela poco a poco le proprie debolezze umane, ma anche la sua bonarietà, vitalità e idealismo sfrenato.

Ad accompagnare il giudizio impietoso che Ciolli conduce sull’operato di Napoleone, dimostrando tra l’altro accurate ricerche storiche, c’è il ricco corpus di ricette che lo chef labronico inserisce all’interno della narrazione. Gusto, piatti, tecniche di cottura ottocentesche scendono in tavola insieme ai vini della Borgogna e dello Champagne, ma centrale rimane sempre la cultura tirrenica: fucina del buon mangiare e dell’ironia più tagliente di cui Ciolli si fa portavoce.

Teste e lische, caro Napoleone è dunque allo stesso tempo un romanzo storico e culinario; è un omaggio alla propria terra e a un personaggio pieno di luci e di ombre che Ciolli mette a nudo esaltandone fallimenti e la solitudine.

Ricordando il contributo di un altro nostro celebre concittadino, il regista Virzì, anche nel romanzo di Ciolli l’Isola d’Elba svolge un ruolo centrale, non solo come elemento scenografico, ma soprattutto come luogo di riflessione e redenzione per lo spirito guerrafondaio del corso. Ai lettori e alla storia, il compito di giudicare.

“Sedersi a tavola in buona compagnia ormai non significa più soddisfare i bisogni essenziali del nostro corpo, ma è un’occasione per ritrovarci, per parlare, esprimere le nostre opinioni ed evocare ricordi comuni. E ciò fa bene al nostro animo, rafforza i legami familiari e rinsalda le amicizie.”

(dalla prefazione di V.P.C.)

Cucina Vera, lo zibaldone culinario di Vera Parodi Costagliola, è adesso disponibile in versione poliglotta.Dopo il successo dell’edizione italiana – esaurite ben due tirature! – arriva finalmente quella spagnola/inglese. Un prezioso volume che mantiene la veste grafica dell’originale ma presenta una selezione delle migliori ricette di Vera. Se aperto da un verso si possono leggere le ricette in spagnolo, girandolo, quelle in inglese.

Finalista al Premio Bancarella della Cucina edizione 2012:

Habemus Pappam di Paolo Ciolli


Questo libro è dedicato a voi, al vostro messaggio di libertà che continuamente lanciate, alle vostre sfide contro ogni difficoltà, alle vostre piccole mani che manovrate con grande impegno.

Mani unte, impastate dalla farina e dal burro, dalle polpette e dall’olio, mani che ci hanno unito nel lavoro e ci hanno permesso di raggiungere dei piccoli, ma credo grandi, traguardi.

(dalla dedica)


Dopo lo zibaldone culinario di Cucina Vera, la collana “VIE del Gusto” si arricchisce di una nuova pubblicazione dedicata al palato, alla cultura del cibo e alle sue più originali espressioni.

Habemus Pappam è un volume ibrido: è il diario di un “insegnante di cucina” e, allo stesso tempo, il ricettario frutto di una preziosissima esperienza didattica.

Fondendo in sé memorie personali, passione per la cucina e per l’educazione, Habemus Pappam è un prezioso strumento che ci introduce al mangiar sano proprio come gli abbecedari di un tempo ci insegnavano a muovere i primi passi nella nostra lingua.

Il nostro modo di rapportarci a nuovi sapori è strettamente legato alla nostra capacità di confrontarci con la diversità, con l’altro. Il desiderio di assaporare è una questione di apertura mentale.

Habemus Pappam mi ricorda Joseph Conrad quando affermava che «i libri di cucina hanno l’unico e inevitabile scopo di accrescere la felicità del genere umano».

Vittoria Iguazu

L’autore

Paolo Ciolli, livornese di Borgo San Jacopo, ha insegnato Educazione fisica presso le scuole medie labroniche per quasi 30 anni, per poi iniziare una nuova esperienza presso l’Accademia Navale di Livorno, dove tutt’ora lavora.

In Habemus Pappam, Paolo Ciolli rielabora un’esperienza condivisa con gli amici del “Parco del Mulino” di Livorno, nella quale ha saputo trasferire le proprie conoscenze scolastiche, riuscendo a mettere a lavoro tra pentole e fornelli ragazzi diversamente abili.

Con la sua passione è riuscito a coinvolgere intorno al mondo della cucina questa squadra particolare che, con entusiasmo e curiosità, si è avvicinata a un universo fino ad allora pressoché sconosciuto.

Attraverso idee semplici e finalizzate ha saputo tirar fuori doti e qualità in ogni ragazzo,

infondendo – grazie a un percorso educativo incentrato sul cibo – una maggior sicurezza a emozioni e gesti quotidiani.

Guarda l’intervista a Paolo Ciolli su youtube.