VIE del Saggio

Un’altra formidabile avventura del conte Milanese Giuseppe Pecchio in terra iberica!

Dall’autunno del 1822 all’estate del 1823, un esule italiano, giornalista semiserio e acceso liberale, assiste agli ultimi mesi della libertà spagnola. Un esercito di centomila francesi si appresta infatti a cancellare la Costituzione di Cadice, per restituire il potere a un tiranno.

Seguendo i lavori parlamentari e le campagne militari, l’autore abbozza la trama di un melodramma fatto di attese, indignazioni, tradimenti e fughe, che il pubblico britannico conosce come Journal of military and political events in Spain.

Quelle stesse pagine sono proposte ora, per la prima volta, in lingua italiana. Contengono la cronaca di giorni concitati e una profezia che non ha mai smesso di echeggiare:

«La libertà muore, ma risorge ancora. È la sola cosa che gode il privilegio della metempsicosi. Ella morì in Francia nel 1800, per risorgere in Spagna nel 1823. È morta quest’anno in Spagna, e risorgerà…»


Tre mesi in Portogallo di Giuseppe Pecchio, a cura di Carlo Colombo e con introduzione di Marta Boneschi

Anno 1822. In un’Europa oppressa dalle forze reazionarie, la penisola iberica è un orizzonte intriso di esotismo che attira nuove generazioni di spiriti liberali. Tra questi, c’è un protagonista del nostro Risorgimento, un conte milanese dalla mente vivace e dalle idee nette che viaggia da esule attraverso Spagna e Portogallo per sottrarsi alle persecuzioni degli austriaci. Il suo nome è Giuseppe Pecchio e, benché sia un abile spadaccino, decide di combattere di penna annotando con stile giornalistico il suo apprendistato di libertà. Le diciotto lettere che compongono l’«opuscolo rivoluzionario» Tre mesi in Portogallo nel 1822 dimostrano come sia possibile ancora oggi perseguire ideali di indipendenza e partecipazione, e ci restituiscono la cronaca di un viaggio alla scoperta dei primi germogli del pensiero democratico, al contempo socialista e liberale, destinato a spazzare via gli ultimi baluardi della società feudale.

«Se vi fosse tolleranza de’ culti in Portogallo, non vi sarebbero più deserti, non si mancherebbe più di grano pel quarto della popolazione, non mancherebbe più il regno di quattordici manifatture le più essenziali per una stato civilizzato. I quattro o cinque mila tra tedeschi e svizzeri che ogni anno passano all’America del nord quanto meglio non preferirebbero questo clima delizioso, questo suolo omniferace!»

Giuseppe Pecchio

Il corpo e il mondo di Andrea Rossi

Il corpo e il mondo è un’espressione che, nei limiti intrinseci di ogni formula linguistica, vuole indicare una necessaria armonia tra uomo e natura, un equilibrio perduto il cui recupero costituisce sicuramente una delle sfide più urgenti e attuali del nostro tempo. Il corpo è l’uomo nella sua dimensione materiale e naturale: uomo in quanto corpo non privilegiato che reagisce su e con altri corpi. Il mondo è l’estensione spaziale, infinita e inumana, creata dai corpi stessi e dalle loro reazioni: uno spazio che non preesiste ai corpi che lo abitano e, contemporaneamente, a essi indifferente.

Il libro è allo stesso tempo il diario di un viaggio in corso e la cronaca di una serie aperta di ricognizioni. Da una parte l’autore ci accompagna in un percorso coerente che parte dai filosofi presocratici, visti come gli ultimi depositari di una sapienza fondata su tale armonia, passa attraverso Socrate e Platone, intesi come momento di innesco di una crisi millenaria del pensiero occidentale, per giungere al panorama odierno, in cui discipline diverse come filosofia, scienza e arte sembrano convergere inaspettatamente verso il recupero dell’antica saggezza. Dall’altra, ogni capitolo del libro costituisce un piccolo studio in sé, indipendente e autoconclusivo, che approfondisce il discorso e lo riapre, animandolo di forze centrifughe.

Così, attraverso un procedimento che fa della discontinuità la propria cifra, l’autore ci parla di argomenti solo apparentemente disparati: dall’arbitrarietà della nominazione e i limiti del linguaggio all’impossibilità della distinzione tra soggetto e oggetto, dalle rivoluzioni della fisica novecentesca alla crisi delle filosofie sistematiche, dall’importanza dell’oralità e di una sapienza non settorializzata all’arte di Musil, Carmelo Bene e di un certo tipo di cinema: temi diversi e concentrici che si intrecciano per mostrarci dal di dentro l’immagine dinamica del più importante cambio di paradigma dai tempi dell’antica Grecia.

Leo Castaldi